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Riaffiorano dopo un lungo oblio gli atti di una cause célèbre, quella
che vide in campo la casa editrice Rizzoli, il segretario di Farinacci
Emanuele Tornaghi e gli eredi del gerarca fascista Roberto Farinacci
probabile autore del dattiloscritto in questione. La genesi del Diario
sarebbe legata all’incontro tra Hitler e lo stesso Farinacci avvenuto
nella Prussia Orientale nel luglio del 1943. Esso sarebbe stato
dettato di gran fretta nell’autunno di quell’anno ma la sua morte per
fucilazione interruppe il lavoro. Da li in poi le cose si complicano. Nel
1946, Tornaghi vendette il memoriale alla Rizzoli e alla United Press
per la pubblicazione ma l'intervento della figlia di Farinacci, Adriana
Mola, creò uno dei più clamorosi casi editoriali del dopoguerra. Gli
eredi Farinacci infatti decisero di bloccare la distribuzione del libro che
mai arrivò in libreria visti i dissidi con alcuni sopravvissuti al fascismo
e per non infangare ulteriormente il nome del loro parente. Il volume
stampato in 5.000 copie venne sequestrato ed inviato al macero, ed
è impossibile sapere oggi quante copie si salvarono dalla distruzione.
Un lungo articolo pubblicato sul settimanale Sette del Corriere della
Sera ne sciolse alcuni misteri solo nel 1998: “Una vicenda confusa,
oscillante fra il giallo e la farsa, soprattutto estenuante, nata nel torbido
dopoguerra, fra i più sconfitti dell’Italia sconfitta”. Il documento risulta
di capitale importanza per conoscere e, non dimenticare, il passaggio
epocale che si consumò in quel periodo e dimostra come Farinacci si
scostò in misura considerevole dalla linea di Benito Mussolini. Questo
dattiloscritto, con molti capitoli non ancora completamente svelati,
rappresenta un tassello di una storia complessa e frastagliata che può
aiutarci a capire meglio il nostro travagliato passato.
Tutto da studiare!

€ 20.000
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